altrovìsmo s. m. e f. /al-tro-vì-ṣmo/ [der di altrove, dal lat. alĭter ŭbi ]. – Tendenza a percepire il dovere o il desiderio di trovarsi in altro luogo rispetto a quello in cui ci si trova nel presente. Espressioni: fig., essere affetto da a.≈ desiderare di essere altrove. Sostantivo derivato: altrovista.
L’Altrovismo è un fenomeno in rapida espansione negli ultimi anni, con uno spettro piuttosto ampio di manifestazioni, da quelle meno invasive a quelle che possono trasformarsi in una vera e propria patologia. Come tutte le tendenze di nuova generazione, spesso non viene percepito in modo consapevole da chi ne è affetto. L’Altrovista infatti può manifestare questa tendenza in diverse modalità o situazioni, senza rendersene conto.
Non si tratta del desiderio di volersi allontanare da una situazione sgradevole (che implicherebbe la formulazione di un pensiero consapevole e la volontà di compiere un’azione), bensì di una sensazione, un retropensiero che distoglie dal reale e fa risuonare un desiderio, creandone l’eco nelle pareti della mente.
Tutti noi siamo stati Altrovisti almeno una volta nella vita,
spesso più volte nello stesso giorno.
Sto parlando con una persona in ufficio alla macchinetta del caffè, e intanto penso alla mail urgente che dovrei mandare dal mio computer. Non desidero lasciare la conversazione, ma la vivo con disagio, con un senso di colpa ovattato per quello che dovrei fare in quel momento invece di bere il caffè. Sperimento così l’altrovismo del dovere.
Sono alla fermata dell’autobus e ho molta gente intorno. Fisso il telefono e mi isolo dai rumori, dagli odori e dal movimento delle persone. Evado dal fastidio spostando il pensiero altrove, su amico che mi scrive, su uno scroll infinito in un social. Sto vivendo l’altrovismo della fuga
