brevïanza n.f. /bre-vi-àn-za/ [der di breve, dal lat. brevem]. – sociol. l’insieme degli atteggiamenti e dei comportamenti che si allontanano da messaggi, contenuti o riflessioni considerati di lunghezza normale e ammissibili in un determinato contesto sociale. Espressioni: fig., essere affetto da b.≈ non riuscire a leggere testi di più di 200 caratteri. Sostantivo derivato: breviante.
Il termine brevianza definisce la tendenza, ormai molto diffusa in tutti i contesti sociali, di prediligere contenuti brevi, siano questi sotto forma di testuale, audiovisiva, o in un confronto interpersonale.
Il breviante può mantenere la concentrazione per un tempo molto limitato, tale da non permettere la ricezione di nessun contenuto che non sia basico nella forma e semplificato nel contenuto.
Poiché norme e modelli di condotta variano nello spazio e nel tempo, in alcune culture ed epoche storiche le persone affette da brevianza erano considerate non completamente formate dal punto di vista psicologico e sociale. Tali soggetti potevano essere poi emarginati o sottoposti a trattamenti terapeutici, in base ai periodi storici. Ad oggi, tale condizione è così diffusa che il breviante viene considerato ‘normale’ e socialmente accettato.
Se correttamente gestito, il breviante può essere facilmente gestito dal punto di vista economico da parte di soggetti o settori di mercato interessati. Per favorire la brevianza vengono dunque messi in atto adeguati meccanismi di intrattenimento o distrazione, che possono essere distribuiti sotto forma di meme o brevi contenuti seriali su piattaforme social e streaming.
Gli effetti della brevianza sul tessuto sociale sono ad oggi in fase di studio e considerazione, con valutazioni ancora molto divergenti.
