dillaziòne s. m. /dil·la·zió·ne/ [der di dilazione, dal lat. dilatio –onis, der. di dilatus, part. pass. di differre «differire» e di illazione dal lat. illatio –onis, der. di illatus, part. pass. di inferre «inferire»]. – L’atto per cui viene rimandata un’azione, una scelta o un’attività sulla base del presupposto che l’azione non abbia scadenza, o comunque possa essere posticipata in data da definirsi.
Il cliente mi ha imposto una dillazione di pagamento, dice che ormai tutti fanno così .
La dillazione è una pratica in uso in diversi ambiti, da quello economico a quello privato. Parte da un giudizio formulato per via deduttiva, che ha per risultato l’ipotesi talvolta arbitraria che il tempo a disposizione per compiere un’azione sia infinito: le sue dillazioni apparvero così convincenti da giustificare lo spostamento del suo matrimonio dopo qualche anno.
In una scala di rigore, la dillazione subisce una parabola di significato durante la sua enunciazione. Chi la espone lo fa coprendo la ferrea deduzione che il ritardo sia pienamente giustificato; chi la riceve la intende come opinione, e quindi congettura senza prova, supposizione senza fondamento.
Se poste a verifica, le motivazioni alla base della dillazione spesso vengono fornite come se fossero scontate o ovvie, mentre di fatto non hanno ragione di esistere. Le tue sono solo dillazioni, ma la camera va riordinata adesso.
