meravoglia s. f. /me·ra·vò·glia/ [der di meraviglia, dal lat. mirabilia –orum, «cose meravigliose»]. – Il desiderio fine a sé stesso di vivere nuove esperienze.
Meravoglia è tensione, desiderio di stupirsi, ricerca attiva di un sapere, un’emozione, un’esperienza mai conosciuta. Non si tratta della curiosità di Alice, che incontra nel suo viaggio senza meta persone e cose strane, la meravoglia arriva dopo la curiosità, in una età più matura, in cui lo stupore rischia di trasformarsi in emozione lontana. È quel bisogno adulto di continuare a cercare un senso attraverso l’esperienza.
La meravoglia muove chi ama il luogo in cui si trova e desidera conoscerlo in tutte le sue forme. Si affida alla serendipità per un cammino senza meta ma con un fine. Come Ulisse, si fa guidare dal desiderio di dar senso al sé, senza poter dare un nome a ciò che cerca.
Alice attraversa il meraviglioso con lo stupore spontaneo di chi ancora non conosce il mondo: si lascia trascinare dagli eventi, incontra l’assurdo senza cercarlo davvero. Ulisse sceglie il viaggio; desidera superare il limite, interrogare ciò che non conosce, anche a costo di smarrirsi.
La meravoglia nasce nello spazio tra questi due sguardi: tra la capacità infantile di stupirsi di Alice e la tensione consapevole di Ulisse.
Meravoglia è uno stupore che non capita, viene inseguito.
